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06/08/2014

Com’è bello viaggiare con mio figlio

Ho scritto di viaggi dei ragazzi e di viaggi coi ragazzi. Ma erano i ragazzi degli altri. Quando sono i nostri, è diverso. I viaggi con i figli sono complicati e letterari; e sono letterari perché sono complicati. Gli scrittori americani hanno una certa tradizione, in materia. Robert M. Pirsig si porta Chris, undici anni, sul sellino posteriore (“Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”); il protagonista di “La strada” di Cormac McCarthy trascina il pargolo dentro un’America apocalittica; John Steinbeck, in mancanza di prole disponibile, carica sulla roulotte  il cagnolino (“Viaggio con Charley”).

Quasi sempre ai figli tocca la parte del pubblico: papà medita, discute e decide; la famiglia ascolta ed esegue.  I figli, anche fuori dai libri, rischiano d’essere il nostro pubblico ambulante. E l’estate è il tempo della rappresentazione. Vi siete mai chiesti perché la mia generazione, durante l’infanzia negli anni ’60, giocasse con le targhe e i colori delle auto? E perché i ragazzini, oggi, s’immergano in tablet e videogiochi? Il motivo è lo stesso. Evitare di ascoltare i genitori in vacanza, dopo averlo fatto tutto l’anno.

 

La prima regola con Antonio, quando viaggiamo insieme, è perciò questa: poche chiacchiere. Star zitti, tra persone che si conoscono bene, può essere un sintomo di disagio;  o la prova che ci si capisce anche senza aprir bocca. Non ho dubbi. Quando viaggiamo lui ed io – con l’autorizzazione entusiastica di mamma, che in questi periodi si sente libera e tranquilla – parliamo poco perché non c’è bisogno di parlare tanto. Lui sa, io so, noi sappiamo. Sappiamo che io talvolta ascolto, ma non sento; mentre lui non ascolta ma, non so come, sente sempre tutto. Sappiamo che entrambi esageriamo con l’iPhone, per motivi diversi: io lavoro, lui gioca. Al che Antonio ribatte: il tuo lavoro ti diverte, quindi è come se giocassi, quindi non protestare.

Oggi Antonio ha 21 anni. Abbiamo seguito le coste la Sardegna con due moto (2008) e attraversato l’America (2013) con ogni mezzo possibile: quindici Stati, sette grandi città, 8.230 chilometri, di cui 4.094 in treno, 894 in bus, 3.122 in auto, 110 in barca e 10 sopra un Segway, che lui ha imparato a condurre con sicurezza in cinque minuti, mentre a me c’erano volute, ai tempi, cinque ore. Ma non contano solo i grandi viaggi. Contano anche le giornate di maestrale in Gallura, in attesa dell’estate che non arriva: la mattina sulla battigia tra bandiere rosse e meduse spiaggiate, la sera davanti al televisore per la replica di una partita.

 

Uno guarda fuori, ammira i lecci e i ginepri che sfottono il vento, e pensa: ricordo quando alla sua età ero qui, e tutto sembrava nuovo e lucido, e le moto erano parcheggiate qui davanti come cavalli fuori dal saloon, e mangiavano molto e male negli orari sbagliati, e le ragazze del Lussemburgo erano contente comunque. Adesso tocca a loro, ai nostri ragazzi, e ogni tanto ci permettono di guardarli mentre prendono il largo, barche nuove che escono dal porto. Non dobbiamo far niente. Solo salutare con la mano, attenti a non farci vedere.

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23/06/2014

Quello che i genitori non dicono (ma fanno)

(Corriere della Sera)

Piccola storia istruttiva di fine d’anno scolastico. Mi scrive un papà preoccupato: “Mia figlia Alessandra deve presentare per la maturità una tesina su Expo, spiegare cosa un Evento di questa portata può generare su base mondiale. Ha trascorso pomeriggi interi in biblioteca per cercare di documentarsi e consultato vari siti. Ci siamo rivolti a te per varie ragioni: sicuramente negli archivi del RCS sono custoditi documenti di primissimo piano a cui non abbiamo accesso nell’istante.  Alessandra ha una particolare stima e terrebbe molto a un tuo personale intervento (infatti, se glielo consenti, sarebbe suo sommo piacere di apporre il tuo nome come Persona alla quale si è rivolta per la stesura). Nel pomeriggio, appena rientrerà a casa da scuola, ti faremo avere la bozza di quanto è riuscita di mettere insieme fino ad oggi  per un tuo graditissimo giudizio professionale.”

Qualche dubbio, confesso, l’ho avuto subito; chi abusa delle maiuscole (Evento, Persona) mi mette sempre agitazione. Anche i modi della richiesta mi sono sembrati bizzari (“Le chiediamo un contributo tangibile come contenuto e stesura”). Ma io cerco di accontentare i lettori,  nei limiti del possibile. “Mi faccia di scrivere da sua figlia”, ho risposto. Sottinteso: una ragazza di diciannove anni capisce al volo che, per la maturità, non ha bisogno di “documenti di primissimo piano” (!) “custoditi negli archivi RCS” (?).  Un padre, non sempre.

E’ seguito uno scambio di mail, sempre con papà. Alessandra – nome di fantasia – non ha mai scritto. Forse non aveva intenzione di chiedermi aiuto; forse era imbarazzata dall’approccio paterno. Meno insolito di quanto immaginiate. Modernità, per tanti genitori, è impicciarsi quando non devono. Continua a leggere…

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18/06/2014

Сто причин любить Италию. Каталог чувств

(статья из «Коррьере делла Сера»)

Нет смысла отрицать: некоторые аспекты Италии нас огорчают, некоторые события приводят в замешательство, в том числе и потому, что зачастую в них есть доля и нашей вины. Каждый день эти события заполняют печатное пространство, ведь долг газет – рассказывать о них.   Но, к счастью, есть и другие грани Италии, которыми мы гордимся. Ниже я приведу в произвольном порядке лишь сто из наших добродетелей. Эта классификация не имеет какого-то логического обоснования; это перечень, подсказанный сердцем.

Вот почему, несмотря ни на что, мы счастливы тем , что мы итальянцы.

1.    Потому что мы умные до тех пор, пока не опускаемся до хитрости.
2.    Потому что у нас хорошая интуиция, пока  мы не впадаем в упрощенчество.

3.    Потому что мы непосредственны, пока не становимся импульсивными.
4.    Потому что мы непредсказуемы, пока не становимся ненадежными.
5.    Потому что мы находчивые. Никому другому не удается  с таким мастерством превратить кризис в праздник. Continua a leggere…

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15/06/2014

100 gute Gründe, warum wir froh sind, Italiener zu sein

(Corriere della Sera)

 

Machen wir uns nichts vor: Einige Aspekte Italiens sind deprimierend, andere bringen uns in Verlegenheit, auch weil wir häufig selbst einen Teil der Verantwortung dafür tragen. Jeden Tag sind die Zeitungen voll davon, deren Pflicht es ist, darüber zu berichten. Aber es gibt auch Dinge, die uns zum Glück mit Stolz erfüllen. Hier sind 100 davon in ungeordneter Reihenfolge. Dies ist keine durchdachte Hitliste, sondern eine Aufstellung, die von Herzen kommt.

Aus diesen Gründen freuen wir uns, trotz allem, Italiener zu sein.

1.     Weil wir intelligent sind, wenn wir nicht schlau tun

2.     Weil wir intuitiv sind, wenn wir nicht oberflächlich werden

3.     Weil wir spontan sind, wenn wir nicht impulsiv werden

4.     Weil wir unberechenbar sind, wenn wir nicht unzuverlässig werden

5.     Weil wir genial sind. Niemand kann so geschickt eine Krise in eine Feier verwandeln

6.     Weil wir nett sind und Gutes tun (doch dann fällt es uns schwer, diese in gutes Benehmen umzusetzen)

7.     Weil wir einen guten Geschmack haben. Instinktiv wissen wir, was schön ist

8.     Weil wir zuweilen die Ästhetik der Ethik vorziehen. Dies ist zwar verkehrt, bleibt aber einfach herrlich

9.     Weil wir interessant sind. Touristen, Geschäftsleute, Angela Merkel: mit uns wird es nie langweilig

10.  Weil man dich weltweit beobachtet. In Italien sehen sie dich Continua a leggere…

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06/06/2014

100 bons motivos de ser italiano

(Corriere della Sera)

 

É inútil negar. Alguns aspectos da Itália nos entristecem, alguns acontecimentos nos incomodam porque frequentemente também somos co-responsáveis. A cada dia ocupamos as páginas dos jornais que têm o dever de informar. Outras coisas, felizmente, nos deixam orgulhosos. Aqui estão 100 motivos em ordem aleatória, “não é uma classificação racional, é uma lista do coração”.

 

1. Porque somos inteligentes quando não nos tornamos espertos

2. Porque somos intuitivos se não cairmos na superficialidade

3. Porque somos imediatistas quando não nos tornamos impulsivos

4. Porque somos imprevisíveis a menos que nos tornemos inconfiáveis

5. Porque somos geniais! Ninguém é tão bom em transformar uma crise em uma festa Continua a leggere…

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03/06/2014

100 bonnes raisons pour être italiens

(Corriere della Sera)

 

Il est inutile de le nier. Certains aspects de l’Italie nous font souffrir, certains évènements nous mettent dans l’embarras, vu que nous en sommes souvent responsables également. Chaque jour ils occupent les pages des journaux qui ont le devoir de nous les raconter. D’autres choses heureusement nous rendent orgueilleux. En voici cent en ordre éparpillé. Ce n’est pas un classement fruit d’un raisonnement: c’est une liste qui vient du coeur.

 

Voilà donc pourquoi, après tout, nous sommes heureux d’être italiens.

 

1. Parce que nous sommes intelligents, quand nous ne devenons pas astucieux

2. Parce que nous sommes intuitifs, si nous ne tombons pas dans la superficialité

3. Parce que nous sommes immédiats, quand nous ne devenons pas impulsifs Continua a leggere…

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30/05/2014

100 motivos para estar contentos de ser italianos

(Corriere della Sera)

 

100 motivos para estar contentos de ser italianos

 

Es innegable. Algunos aspectos de Italia nos afligen, otros asuntos nos avergüenzan: en parte porque, a menudo, es también culpa nuestra. Cada día llenan las páginas de los periódicos, que están obligados a contarlo. Otras cosas, por suerte, nos llenan de orgullo. Aquí van 100, desordenadas. No es una clasificación meditada: es una lista de corazón.

 

Es por esto que, a pesar de todo, estamos contentos de ser italianos.

 

  1. Porque somos inteligentes, cuando no somos astutos
  2. Porque somos intuitivos, si no caemos en la superficialidad
  3. Porque somos inmediatos aunque podemos ser impulsivos
  4. Porque somos imprevisibles, aunque a veces seamos de poco fiar
  5. Porque somos geniales. Nadie sabe hacer mejor de una crisis una fiesta
  6. Porque somos amables y capaces de grandes gestos (pero nos cuesta traducirlo en un buen comportamiento)
  7. Porque tenemos gusto. Reconocemos instintivamente lo que es hermoso
  8. Porque, a veces, anteponemos la estética a la ética. Estará mal pero no deja de ser  maravilloso
  9. Porque somos interesantes. Los turistas, los hombres de negocios, Angela Merkel: con nosotros uno no se aburre Continua a leggere…
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19/05/2014

100 reasons we are happy to be Italians

(Corriere della Sera)

 

100 reasons we are happy to be Italians

 

There’s no denying it. Some things about Italy are depressing. Some events are embarrassing, not least because they are often partly our own fault. Every day, bad things fill the papers, which have a duty to report them. Other things, fortunately, fill us with pride. Here are a hundred of them, in no particular order. This is not a ranking. This is a list from the heart. Here’s why, despite everything, we are happy to be Italian. Continua a leggere…

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19/05/2014

100 buoni motivi per essere italiani

(Corriere della Sera)

 

100 buoni motivi per essere italiani

 

E’ inutile negarlo. Alcuni aspetti dell’Italia ci addolorano, alcune vicende ci imbarazzano: anche perché ne siamo, spesso, corresponsabili. Ogni giorno occupano le pagine dei giornali, che hanno il dovere di raccontarle. Altre cose, per fortuna, ci rendono orgogliosi. Eccone cento in ordine sparso. Non è una classifica ragionata: è un elenco del cuore.

Ecco perché, nonostante tutto, siamo felici di essere italiani.
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13/05/2014

Che umiliazione

Che umiliazione, per il presidente del Consiglio e per il presidente del Senato: ostaggi di un energumeno in diretta televisiva.  Che pena per le autorità sportive riunite all’Olimpico: impotenti davanti alla loro sconfitta. Che tristezza per i bambini che accompagnavano le squadre in campo: un giorno speciale rovinato così. Che vergogna per tutti noi, ammutoliti davanti ai televisori.

Lo spettacolo offerto, all’Italia e al mondo che ancora ha voglia di guardare, dalla finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli non è soltanto squallido. Puzza di pessimo passato prossimo. Quello che tutti, da Palazzo Chigi in giù, dicono di volersi lasciare alle spalle. Abbiamo una sola possibilità per redimerci. Fare in modo che cose del genere non accadano mai più.  Il 3 maggio 2014 sia il capolinea della nostra vigliaccheria.

Basta sociologia, basta letteratura, basta piagnistei, basta paura. Basta leggi cervellotiche dai nomi complicati. Basta palliativi come il Daspo. Ha ragione Mario Sconcerti: allontanare i violenti dagli stadi è come tenere i ladri fuori dai supermercati. Ma questi ultimi si processano e si puniscono; per i violenti del calcio troviamo sempre qualche giustificazione. Sono passionali, sono spettacolari, sono divertenti, sono della nostra squadra! Storie: sono dei delinquenti, e noi siamo i loro ostaggi. Continua a leggere…

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