I ragazzi creano una pagina Facebook dove coprono d’insulti un’insegnante. Lei lo scopre e denuncia il fatto. La Polizia Postale identifica gli autori, tutti minorenni. Le famiglie sono sbalordite: quante storie! Non la insultavano davvero, era solo su internet!
E’ una piccola storia istruttiva, diffusa e preoccupante. Molti adulti sanno cos’è la vita e non hanno capito cos’è la rete; tanti ragazzi, viceversa. Conoscono i meccanismi e la forza del web, ma non sanno valutare le conseguenze delle proprie azioni. Diffamazione, molestie, ingiurie, minacce, stalking: sono vocaboli da codice penale, a sedici anni sembrano così distanti.
Occorre una nuova educazione civica: e potrebbe funzionare, a patto di non chiamarla così. “Educazione civica” sa di materia vecchia, di professori annoiati, di stanchezza all’ultima ora: un tema importante demolito dalla pessima didattica. Educazione digitale? Meglio. Programma: come guidare un mezzo veloce, nuovo e magnifico, senza andare a sbattere. I social network – e la banda larga che li ha resi potenti – hanno pochi anni. Tutti stiamo imparando tutto. Continua a leggere…







