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09/05/2013

Chiamatela educazione digitale (dal Corriere della Sera)

I ragazzi creano una pagina Facebook dove coprono d’insulti un’insegnante. Lei lo scopre e denuncia il fatto. La Polizia Postale identifica gli autori, tutti minorenni. Le famiglie sono sbalordite: quante storie! Non la insultavano davvero, era solo su internet!

E’ una piccola storia istruttiva, diffusa e preoccupante. Molti adulti sanno cos’è la vita e non hanno capito cos’è la rete; tanti ragazzi, viceversa. Conoscono i meccanismi e la forza del web, ma non sanno valutare le conseguenze delle proprie azioni. Diffamazione, molestie, ingiurie, minacce, stalking: sono vocaboli da codice penale, a sedici anni sembrano così distanti.

Occorre una nuova educazione civica: e potrebbe funzionare, a patto di non chiamarla così. “Educazione civica” sa di materia vecchia, di professori annoiati, di stanchezza all’ultima ora: un tema importante demolito dalla pessima didattica. Educazione digitale? Meglio. Programma: come guidare un mezzo veloce, nuovo e magnifico, senza andare a sbattere.  I social network – e la banda larga che li ha resi potenti – hanno pochi anni. Tutti stiamo imparando tutto. Continua a leggere…

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22/03/2013

I ragazzi del salto triplo (dal Corriere della Sera)

La curiosità è l’antiruggine del cervello. Quando il dispositivo ha un certa età, bisogna spruzzarne in abbondanza.

Mi piace viaggiare nella penisola bassa e in Sicilia, perché le conosco poco. Mi piace tornare in Sardegna, perché la conosco e le voglio  bene. So che non è sud, ma altrove. La Sardegna è “l’isola non trovata” della canzone di Francesco Guccini: sull’orizzonte di molti connazionali sbuca solo d’estate, quando prende il colore del mare e il sapore del mirto.

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25/02/2013

Dieci regole per non astenersi

Dopo una campagna elettorale fedele allo spirito del tempo – sciatta, superficiale, vanitosa e rancorosa – dobbiamo scegliere. Astenersi serve a poco, se non a faciltare il compito a coloro che vorremmo punire. Dopo dieci giorni di treno, per il Corriere, lungo l’Italia – partiti da Trieste, diretti a Trapani, in transito a Catania – nutriamo pochi dubbi: sarà un voto rassegnato e pratico. Ci permettiamo, perciò, alcuni suggerimenti.

1 Ricordate cosa hanno detto. La falsità e l’incoerenza, nelle democrazie mature, sono punite severamemente dagli elettori. Dobbiamo imparare questa buona abitudine. Chi ieri ha sostenuto una cosa, può cambiare idea: ma deve spiegarci perché. Continua a leggere…

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11/01/2013

Elogio morale della precisione (dal Corriere della sera)

«Nei corsi di scrittura, il punto su cui tornavo più spesso era la precisione. La letteratura quale linguaggio definitivo per circoscrivere una materia mobile e multicolore come il “sentire” (…). Per contagio ho finito per amare la precisione non specificamente letteraria, come quella della manualistica dedicata alle costruzioni navali (con definizioni tecniche stranianti dell’acqua e delle imbarcazioni), all’arte militare, al gioco degli scacchi, alle ricette alcoliche (…). E ne raccomando la lettura come propedeutica alla prosa».

La libreria di casa è un giacimento di serendipity, si trovano le cose che non si stanno cercando. Negli ultimi giorni dell’anno è sbucato Prima persona, da cui è tratta la citazione iniziale. Un volume che ci permette di ricordare Giuseppe Pontiggia — uomo e scrittore delizioso — nel decennale della scomparsa; e consente all’autore di portarci un regalo, a distanza di tempo. Continua a leggere…

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27/12/2012

Perché questi Tempi amari possono dare Frutti dolci (dal Corriere della Sera)

A Pisa, giorni fa, ho visto un documentario del regista Roan Johnson – italianissimo, nonostante il nome – intitolato «L’uva migliore», girato tra gli studenti dell’Università. Il titolo viene da una frase di Antonio, iscritto ad Agraria: «Quando la vite soffre, dà l’uva migliore».

È il riassunto drammatico, e la speranza inconfessabile, di una generazione. Questi tempi amari potrebbero dare frutti dolci. È una considerazione che spetta ai nostri ragazzi, se si sentono di farla. Non a noi, che potremmo apparire viticoltori sadici, o almeno incompetenti. È vero, tuttavia. Tra molte difficoltà, esposta a esempi vergognosi, sta crescendo una generazione che ha tutto per affermarsi. Il talento, la tenacia, la tolleranza, la tenerezza e la testa: ottimista, nonostante tutto.

La proiezione del documentario accompagnava la presentazione del mio libro Italiani di domani . Pisa era una delle tappe dentro scuole e università. Avevo in testa – non so perché – un verso di Lucio Dalla: «Non c’è niente da capire, basta sedersi ad ascoltare». Ho provato a farlo a Trieste e a Urbino, a Roma e a Modena, a Bologna e a Torino: dicendo l’indispensabile e ascoltando tutto il possibile. Vorrei continuare nell’anno nuovo, nell’Italia del Sud. Dove le sirene d’allarme suonano, ma nessuno le sente. Francesca, studentessa di giurisprudenza, salita a Pisa dal Salento: «Non so dove andrò. Ma so per certo dove non tornerò». Continua a leggere…

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26/11/2012

Lettera aperta a chi va in piazza (dal Corriere della Sera)

Sia chiaro. Se mai usciremo da questo pantano, sarà per merito dei nostri ragazzi. La generazione dei nostri genitori, nata nella prima metà del XX secolo, ha ricostruito l’Italia. La nostra – i numerosi, loquaci, egocentrici figli del boom, nati tra il 1945 e il 1965 – l’ha arredata in modo da starci comoda. Ma la fattura, adesso, è in mano ai nostri figli e nipoti, sotto forma di debito pubblico (prossimo alla soglia siderale di duemila miliardi), e non solo.

Non è l’apologia astuta di una nuova generazione. È un incoraggiamento per chi non ha colpe. Non ha colpe e, diciamolo, ha ragione di protestare. Un ragazzo di vent’anni non ha avuto né il tempo né il modo di combinare i disastri che vediamo. Ma non deve protestare in modo violento, quindi sbagliato. Sbagliato tre volte. Perché pericoloso. Perché inutile. Perché controproducente. Continua a leggere…

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17/10/2012

Italiani di domani

Prezzo: 15.00 €
Pagine: 180

Un libro per i nostri ragazzi, quindi anche per noi.

Un libro pratico, perciò pieno di sogni.

Un libro emozionante, per l’Italia che  non si rassegna.

L’Italia deve pensare in avanti. Non è un lusso, è una necessità. Con questo libro Beppe Severgnini ci spinge a “riprogrammare noi stessi e il nostro Paese (brutto verbo, bel proposito)”. E offre agli italiani di domani – questione di atteggiamento, non solo di anagrafe – otto suggerimenti: semplici, onesti, concreti.

Sono le otto T del tempo che viene, otto chiavi per aprire le porte del futuro.

1.Talento   Siate brutali
2. Tenacia   Siate pazienti
3.Tempismo   Siate pronti
4.Tolleranza   Siate elastici
5.Totem   Siate leali
6.Tenerezza   Siate morbidi
7.Terra   Siate aperti
8.Testa   Siate ottimisti

Dietro le otto porte, non c’è necessariamente il successo. Ma di sicuro c’è una vita – e un’Italia – migliore.

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17/09/2012

Cinquanta sfumature di noia

“Trattengo il fiato. Sono Eva nel paradiso terrestre, lui è il serpente, e io non so resistere”. Questa frase, da sola, autorizza a lanciare il libro oltre la finestra, stando attenti a non colpire un passante.

Eppure chi passa in libreria è rimasto assai colpito – metaforicamente – da “Cinquanta sfumature di grigio”. Molti sono entrati apposta. Il romanzo dell’inglese E L James (Erika Leonard), londinese, moglie e madre di due figli, è diventato un clamoroso bestseller. Nessuno, neppure J. K. Rowling con Harry Potter, aveva venduto così tanto in così poco tempo. In Italia, le variazioni cromatiche della serie (grigio, nero, rosso) occupano le prime tre posizioni nella classifica dei più venduti. Continua a leggere…

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21/08/2012

Grazie Londra: Una lezione ai pessimisti

Sono trascorse solo due settimane, li ricordate di sicuro. Quelli per cui l’Olimpiade sarebbe stata un disastro. Quelli convinti che Londra sarebbe collassata nel traffico. Quelli che, dal forfait della società incaricata della sicurezza, avevano tratto lugubri presagi. Quelli per cui la vecchia Inghilterra, per condizione e per definizione, non era preparata a ospitare i Giochi moderni. Quelli come Mitt Romney, per esempio.

Ma non c’era solo il candidato repubblicano, impegnato nel suo Gaffe Tour tra Europa e Medio Oriente, a dubitare della riuscita della XXX Olimpiade. C’erano i media di mezzo mondo, l’opinione pubblica europea, i tanti italiani che conoscono solo due sentimenti: disfattismo ed euforia. Sconfessato il primo dai fatti, ora si sono lanciati sulla seconda, senza timore del ridicolo. Concediamo a tutti un’attenuante: gli stessi inglesi, alla vigilia, non sembravano convinti. «Rescue us from the nightmare», salvateci dall’incubo, titolava una corrispondenza del New York Times da Londra. Un’insicurezza che non costituisce una novità. Continua a leggere…

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24/07/2012

30 (e lode): le ragioni per amare Londra

Seul e la Corea del Sud, nel 1988, dovevano accreditarsi. Barcellona e la Spagna, nel 1992, volevano annunciarsi. Atlanta e l’America, nel 1996, intendevano divertirsi. Sydney e l’Australia, nel 2000, potevano festeggiarsi. Atene e la Grecia, nel 2004, speravano di lanciarsi (e hanno finito con l’indebitarsi). Pechino e la Cina, nel 2008, avevano deciso d’esibirsi, e dimostrare d’essere ormai grandi. Londra non ha bisogno dell’Olimpiade, e l’Olimpiade non ha bisogno di Londra. Ma le due si sono ritrovate, dopo sessantaquattro anni. Questa è la novità. Ed è una splendida novità. Continua a leggere…

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