Qualcosa di personale
45 buoni motivi per... scoprire l'AMERICA
45 motivi per cui amo l'America
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Lo spazio. Niente claustrofobia, nemmeno negli ascensori. |
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La bandiera. Magari la usano per farci il cappottino al cane, ma le vogliono bene. |
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La prevedibilità. Se esiste una soluzione semplice, gli americani scelgono quella. |
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Gli errori. Sbagliare non vuol dire fallire, in America. Vuol dire averci provato. |
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Le facce. Difficile sentirsi diverso, perchè di uguale non c'è (quasi) nessuno. |
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La carta di credito. Una soluzione semplice per un mondo complicato (basta averla). |
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I gadget. Piccoli grandi oggetti di cui gli americani non riescono a fare a meno (noi nemmeno, appena li scopriamo). |
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Gli autonoleggi. Dieci minuti e siamo al volante. |
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Distributori, bagni pubblici, motel, interruttori: sono dove servono. E funzionano. |
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Le strade cinematografiche. Ma perchè parcheggiano nei driveways e guidano sui parkways?). |
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Gli attori di Hollywood. Sono i reali d'America. Il vantaggio è che ogni tanto li cambiano. |
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La lingua. Chi scrive 2nite invece di tonight di sicuro ha in mente qualcosa per la serata. |
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I parchi-divertimento. Sembra incredibile, ma ci si diverte. |
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Gli ottovolanti. Sono più di otto, e quasi si vola davvero. |
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I presidenti. Càpita un Bush, ma poi arriva un Obama. |
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L'umorismo. Quando lo capiscono, gli americani si divertono. Quando non lo capiscono, ci divertiamo noi. |
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La correttezza politica (political correctness). Una buona intenzione diventata una leggera assurdità. |
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Le autoradio. Non sono computer spaziali come in Italia. |
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I poliziotti. Ci sono e si fanno notare. Talvolta sembrano aver visto troppi telefilm, ma glielo si perdona. |
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Il nome proprio. Lo dite una volta, e un americano lo ricorda per sempre (mentre voi dimenticate il suo). |
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La salsa barbeque (BBQ Sauce). Un profumo inebriante per un'esperienza importante. |
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I sobborghi (suburbs). I tropici dell'antropologo dilettante che si nasconde in ogni europeo. |
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Le mance. Provate a non lasciarle, e la vostra diventerà una vacanza-avventura. |
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Le bistecche. Capirete perché piacciono tanto a Tex Willer. |
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I ristoranti vietnamiti. Bella conseguenza di una brutta guerra. |
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I Chocolate Chips Cookies (biscotti con pezzetti di cioccolato). |
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I SUV (Sport Utility Vehicles). Potrebbero arrivare in Patagonia per montagne e deserti, e invece sono parcheggiati tutti davanti alle shopping malls. Ma in America, almeno, c'è posto. |
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Gap, Banana Republic, Timberland, Ann Taylor. Colpa loro se ci tocca pagare l'eccesso bagaglio. |
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Il cotone. E' un'altra cosa. |
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I saldi e gli sconti: armi non convenzionali contro cui non c'è difesa. |
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Da Steinbeck a De Lillo, da Capote a Roth, da Fitzgerald a Franzen. Ragazzi, qui sanno scrivere. |
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Elvis, the King. Una forma di monarchia postuma. |
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Bruce Springsteen, the Boss. Un esempio di democrazia musicale. |
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I cimiteri: riposanti, e non solo per i residenti. |
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I pancakes. L'anima dolce del continente. |
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E-commerce: c'è perfino qualcosa da comprare. Volete il mio libro Ciao, America! ? Lo trovate su Amazon.com con lo sconto. |
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I dollari. Gli americani non si vergognano a parlarne (nemmeno io, come vedete). |
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Le scritte al neon, i calmanti dell'ansietà nazionale. |
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I bidoni della spazzatura. Grandi, efficienti. E li svuotano pure. |
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Il basket in TV. Meglio se con pizza Domino e birra gelata (Sam Adams e Sierra Nevada, andate sul sicuro). |
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Il ghiaccio. Utile per rinfrescare la fronte, fermare il sangue dal naso, curare piccole botte. |
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Coca-Cola. Ottimo digestivo, basta non esagerare con il ghiaccio (vedi sopra). |
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Drive Thru. Quando devono ordinare in un citofono, gli italiani si fanno prendere da panico. Spassosissimo. |
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"Linguini Primavera" e "Fettuccini Alfredo". Una forma di umorismo gastronomico. |
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Il cappuccino: ottimo, vale il nostro. Vietato dopo i pasti: è immorale e illegale. Ma andate a spiegarlo agli americani. |
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